L’uomo di fronte alla caducità

La morte come oggetto dell’attenzione Fin dagli albori dell’esistenza umana, la morte è stata un evento che ha inquietato non poco l’animo degli uomini. Assumendo di volta in volta una veste diversa in relazione ai tempi, alla cultura, alla religione della relativa epoca, essa ha occupato un posto preminente nella sensibilità collettiva. L'abbandono di tutte le conquiste materiali e sociali compiute durante la vita, il distac­co definitivo dagli affetti più cari, il dolore fisico che generalmente accompagna il de­cesso, l'incertezza sulla sorte oltremondana: tutti questi sono elementi che da sempre angosciano gran parte degli uomini di tutte le civiltà. L’uomo si è sempre sforzato di dare una spiegazione sul fenomeno, servendosi talvolta della fede, talvolta della logica, in quanto la morte è stata, e continua ad esserlo, l’enigma irrisolto dell’umanità. In relazione alla concezione che hanno avuto di essa, gli esseri umani hanno assunto, nei confronti della morte atteggiamenti sempre nuovi; le società umane, a cominciare da quelle più antiche, hanno elaborato e messo in atto riti di varia complessità. Si pensi ai sumeri, agli egizi, a tutta la civiltà cretese-micenaica, dove il rituale di sepoltura rivelava una concezione della morte, che non poneva in discussione la continuità del vivere. L’esistenza post-mortem si presentava prefigurata con aspetti analoghi a quelli che si svolgevano ordinariamente e l’oltretomba doveva essere immaginato in un ambito di concretezza materialistica, sostanzialmente simile al mondo terreno: anche dopo la morte il corpo manteneva i medesimi attributi e gli stessi bisogni che lo animavano in vita, di qui l’esigenza di corredare il sepolcro con una pluralità di oggetti ornamentali (gioielli, etc), di uso domestico (vasellame anche di rame, argento ed oro), per acconciatura, armi (di varia fattura e talora di elevato valore), strumenti ricreativi (una scacchiera, arpe ornate, arnesi da lavoro in oro), abiti, ecc. Il periodo dove sono decisamente più abbondanti le riflessioni sulla morte, tanto da farle uscire dalla tradizionale nicchia filosofico-letteraria per andare ad investire non solo le arti ma la vita stessa e la quotidianità delle persone, è il medioevo. In questo periodo era tanta la confidenza con la morte, e con i morti, che uno storico come Philippe Ariès la definisce una «morte addomesticata».